venerdì 8 agosto 2008

CONTADINI, PASTORI E BANCHE.

Stimati interlocutori,
nonostante le numerose iniziative che in questi anni come agricoltori e pastori abbiamo più volte assunto per porre la drammatica questione degli effetti disastrosi derivati dall’applicazione della legge regionale 44/88 e sue modifiche successive, sembra tornare a scendere una cappa di silenzio sulla situazione.
Nella nostra regione fra le cinquemila e settemila aziende agricole e pastorali sono con la vendita all'asta al secondo o terzo incanto. Non è più crisi è, semplicemente un disastro che coinvolge la vita di decine di migliaia di persone. Agricoltori, pastori, braccianti sono ridotti alla disperazione. Non vi sembri allarmismo o propaganda strumentale.
Potremmo ricordarvi, ancora una volta, i numeri dell'assurdo e dell'ingiustizia ma, oggi, vogliamo sottolineare la rabbia e lo smarrimento di cui si nutrono la solitudine e l'isolamento in cui sono, in questo momento, uomini e donne, anziani e giovani che stanno perdendo la terra o il lavoro, comunque il futuro.Sapete bene di cosa parliamo, parliamo di un disastro di programmazione, gestione, governo dell’agricoltura regionale prodotto nei decenni scorsi e che ora corre il rischio di essere pagato solo dagli agricoltori, dai pastori e dai cittadini sardi.
Oggi il sistema creditizio chiede a chi lavora la terra in Sardegna circa 700 milioni di Euro ma noi, spessissimo non abbiamo nemmeno le risorse per mandare a scuola i nostri figli, per la spesa delle nostre famiglie o per mettere in produzione i nostri campi. Produrre, poi, per cosa? Sono molti anni che i nostri prodotti vengono venduti (quando possiamo venderli e non li distruggiamo sui campi) sotto costo. Le Banche, poi, pretendono l’equivalente di quasi l’intera produzione agricola di un intero anno di lavoro di tutte le aziende sarde.
Come si è arrivati a questa situazione? Sono state prodotte innumerevoli analisi e dovranno ancora essere scritte molte pagine per raccontare la verità ma noi pensiamo che poche parole possano già chiarire la situazione: siamo di fronte a gravissimi errori di programmazione e gestione politica dell’agricoltura sarda commessi nei decenni scorsi, errori che corrono il rischio di essere pagati solo dai più deboli e di cui qualcuno, ancora una volta, può approfittare per speculare a danno delle famiglie contadine e di pastori, del territorio e di tutti i cittadini.
Chi si avvantaggerà della vendita all’asta delle nostre terre e per farne cosa? Non certo i creditori; allora, chi? Gli speculatori che compreranno a prezzi stracciati terre agricole straordinarie per speculare sulle nostre coste? I parenti o gli amici di quanti, seduti alle scrivanie di qualche ufficio pubblico o privato, conoscono le date delle vendite all’asta e si fanno trovare pronti con qualche offerta dell’ultima ora?
Non è nemmeno questo il punto fondamentale per le famiglie che per generazioni hanno lavorato la terra. Il punto è la dignità che ci viene negata in questa situazione grottesca in cui stiamo perdendo ogni diritto al futuro. Siamo abituati ad assumerci le nostre responsabilità, quella che ci viene da piantare una campo, lavorarlo per lunghi mesi, aspettare di raccogliere il frutto del lavoro correndo il rischio che qualcosa sia andato male e che le variabili ambientali o altro vanifichino il frutto di un intero anno di sacrifici.
Qui, però, non si tratta di questo. Siamo di fronte ad una profondissima ingiustizia compiuta ai danni di chi lavora e di tutti i cittadini sardi. Come chiamare altrimenti questo dato: siamo stati indotti ad investire e ad indebitarci con le banche da una legge regionale dichiarata illegale dalla Commissione Europea. Oggi a noi viene chiesto di restituire le somme garantite da quella legge con tutti gli interessi (che nel frattempo sono lievitati in maniera abnorme e su cui, siamo sempre più convinti, ci siano ampi profili di illegittimità nei calcoli) mentre le banche, per la stessa legge illegale, si guardano bene da restituire gli interessi (anche pubblici) incassati.
Siamo, forse, gente semplice ma siamo abituati a pensare che se una cosa è illegale, è illegale per tutti ed, allora, se è illegale per noi lo è anche per le banche e per la Regione che ha fatto la legge e, dunque, ognuno se ne dovrà assumere la responsabilità.
Se continua così corriamo il rischio che, nel silenzio generale, passi la svendita di un intero patrimonio di lavoro, di saperi, di economia, garanzia di futuro non solo per noi ma per tutti i cittadini sardi. Per questo diciamo basta e siamo pronti, se dovesse servire, all’ultima delle battaglie possibili: quelle per la dignità e il diritto al futuro.
Da martedì prossimo saremo in sciopero della fame, lo faremo mettendo a rischio la nostra salute e le nostre stesse vite, fino a quando non sia convocato un tavolo urgente fra governo regionale, governo nazionale, gli agricoltori e le loro rappresentanze per bloccare, con un provvedimento sulla finanziaria in discussione, la vendita all’asta e trovare una soluzione equa.
Perché? Perché vogliamo che la politica regionale si assuma le sue responsabilità fino in fondo ed abbia il coraggio di dichiarare il fallimento che è sotto i nostri occhi, riconoscendo di dover lavorare con spirito di servizio e umiltà alla soluzione concreta dei problemi.
LA VENDITA ALL’ASTA DELLE AZIENDE SARDE A CAUSA DELLA ILLEGALITÀ’ DELLA LEGGE REGIONALE 44/88 E SUE MODIFICHE E’ LA PIÙ’ GRAVE EMERGENZA DELL’AGRICOLTURA ITALIANA DOPO LA CRISI DELLA PARMALATChiediamo che:- il governo italiano assuma un provvedimento urgente per bloccare le vendite all’asta e tutti gli atti esecutivi. La finanziaria in discussione è il luogo giusto per farlo- si avvii un percorso efficace per risolvere i problemi, a partire:a) dall’accertamento della reale consistenza delle esposizioni degli operatori appurando se è vero che le somme sono assolutamente gonfiate per calcolo illegittimo di interessi o iscrizione di poste finanziarie di cui gli agricoltori e i pastori non sono responsabili o lo sono solo in parte
b) dall’apertura di un tavolo di confronto e di trattativa con le banche (che coinvolga anche la Banca d’Italia e altri soggetti istituzionalmente preposti) e con l’UE per assumere provvedimenti risolutici anche in deroga alle regole comunitarie sulla concorrenza come ha recentemente fatto la Grecia (che ha praticamente azzerato la situazione debitoria delle sue aziende agricole).
Vi chiediamo di essere con noi, di costruire un fronte unitario per il futuro dell’agricoltura sarda e vi invitiamo ad un incontro pubblico giovedì prossimo nella Sala consigliare del Comune di Decimoputzu.Comitato di Lotta degli EsecutatiAltragricoltura SardegnaSoccorso Contadino Sardegna.

Grazie a Pipoca che mi ha ricordato questo problema, di cui tra l'altro non si sente più parlare da nessuna parte, anche su internet le notizie sono vecchie di almeno 6/ 7 mesi. Allora cosa è successo, 20 30 anni fa delle persone hanno contratto un debito con varie banche per poter aprire un'azienda agricola, il debito che hanno contratto si e man mano andato accumulando, perché hanno sottoscritto dei contratti iniqui, che non tengono conto delle reali possibilità economiche di un'azienda agricola, passati i 20 30 anni, il debito è cresciuto, e le banche si sono trovate con 2 possibilità: accordarsi con i debitori, per scalare il debito, diminuirlo, e dare una boccata d'ossigeno a persone ormai sul lastrico, oppure fare finta di nulla è andare avanti come arieti a pignorare e mettere all'asta le proprietà dei vari agricoltori ( notate bene che nella maggior parte dei casi insieme all'azienda agricola, ce la casa dove abitano i contadini con le loro famiglie e che quindi da un giorno all'altro si sarebbero trovati in strada senza un soldo ) . Ad onor del vero le banche creditrici visto che la situazione coinvolgeva moltissime aziende, e capito la situazione, si sono accordati con i debitori, per dilazionare i pagamenti, per ridurre il debito, insomma non hanno fatto gli squali ( e ci credo con tutti i soldi che gli hanno portato via in questi anni !!) Il banco di Sardegna è stato irremovibile, non ha voluto sentire ragioni, sono andati a parlare con i funzionari parroci, sindaci, avvocati agguerriti, non è servito a nulla, hanno messo al'asta le aziende agricole, al telegiornale gli agricoltori (oltre ad aver iniziato lo sciopero della fame) hanno fatto sapere che sarebbero andati a vedere chi avrebbe avuto il coraggio di presentarsi alle aste a togliere loro la casa in cui vivere, l'ultima notizia che ricordo e che le aste sono andate deserte!!! Ovviamente !!
P.S. I debiti contratti dagli agricoltori sono gli interessi sui mutui che loro hanno sottoscritto come mutui a tasso agevolato, il banco di Sardegna, non è sardo, è una banca emiliana.

7 commenti:

Colei che... ha detto...

Ciao Calendula, il post mi ha messo i brividi... Non pensavo ci fosse una situazione del genere, in Sardegna. Mi stupisce ancora di più il silenzi mortale sulla faccenda, da nessuna parte avevo mai letto nulla sulla questione... Vedo ache ancora una volta le decisioni Europpe per quanto riguarda l'illegalità di procedimenti italiani sono del tutto ignorate.
La mia solidarietà ai contadini e pastori sardi! (E stiamo parlando di una delle più grandi tradizioni italiane, oltretutto!)

Darjo ha detto...

neanch'io sapevo di questa situazione, neppure la immaginavo...
beh complimenti per l'importanza dei tuoi interventi!

Buon Fine Settimana.

calendula / trattalia ha detto...

@ COLEI CHE: e non ho ancora parlato di apicoltura...
@ DARJO: grazie, sono una ficcanaso ropiscatole da quando ero bambina....a qualcosa è servito !!

inchiostrovivo ha detto...

La solita Italia. Proprio stamattina leggevo sul Corriere che si sono ospedali da 30 posti letto con 300 impiegati (tra medici, infermieri, etc). 10 persone a posto letto. E poi c'è chi aspetta un anno per una tac!

Hanno ragione Rizzo e Stella, staimo andando ALLA DERIVA

Pipoca ha detto...

Ciao Calendula,

grazie per l'importantissimo post.

Per l'importantissima informazione che hai fatto.

Che SI SAPPIA tutti lo scempio di un sistema economico supportato da un governo di regime ed un banca PRIVATA, che al posto dell'informazione FA PROPAGANDA.

Che dietro alle tette ed al culo delle vallette in barca, in Sardegna si nasconde qualcosa di terribile che è NECESSARIO sapere.

Sosteniamoci gli uni con gli altri.
E se c'è da digiunare, digiuniamo insieme.
E se c'è da protestare, protestiamo insieme.

Dovremmo fare un piccolo logo, da mettere sui blogs a sostegno di questo problema e continuare ad informare ed iniziare al urlare!

della serie: Delirium da intolleranza economico-sociale.

Grazie ancora, e aspetto aggiornamenti.

SCHIAVI O LIBERI? ha detto...

Sapevo di questo gravissimo fatto. Avevo visto gente di Decimoputzu piangere e provato un forte senso di rabbia. Vittime di un sistema simile ad uno squalo.Sardegna all'asta - Servizio di Agri3
Che pena...e nessuno ne parla.

Darjo ha detto...

Buona Domenica!