sabato 30 gennaio 2010

ALLIBITA


Non cè più fine allo schifo, ho appena saputo che la moglie di mastella si candida alle regionali i Campania...... con l'UDEUR............. e dice di essere convinta che la gente non l'abbandonerà..... in questi casi ci vorrebbe a parer mio, da parte dei cittadini campani un atto di disobbedienza civile, non basta che sino all'ultimo volevano propinargli nicola cosentino, ma adesso nessuno fa nulla per non far candidare la lonardo..... io fossi un cittadino campano restituirei scheda elettorale e carta d'identità. Come diceva Peter Finch SONO INCAZZATO NERO E TUTTO QUESTO NON LO ACCETTERO' PIU'.

martedì 26 gennaio 2010

HELP!!







































































































Per il mio compleanno mia nonna ( che sa che sono fissata con le piante di tutti i tipi) mi ha regalato questa composizione, mi serve qualcuno esperto di giardinaggio, perchè non so i nomi delle piante che ci sono, e quindi non so come prendermene cura, ne ho riconosciuto 2: il fiore rosso nella foto immediatamente qui sopra è una BROMELIA, so per certo che è un lontano parente dell'ananas, e poi ho riconosciuto la piantina che cè nella 5° foto, quella con le foglie rosa e vedi, quella è una FITTONIA, ma per il resto nulla... ho spulciato i miei libri di giardinaggio, e anche in rete, ma non ne ho ricavato gran che....qualcuno ha qualche dritta? AAvete tra i vostri lettori appassionati conoscitori di piante????
DAI FATEMI QUESTO REGALO DI COMPLEANNO!!!
Un bacio Cal

sabato 23 gennaio 2010

COMPLEANNO

Oggi Calendula compie 30 anni........................ahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhaaaaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh

sabato 16 gennaio 2010

HACHIKO

Il 4 Gennaio, era il compleanno del fanciullo che si accompagna alla mia amatissima Trattalia. Come menù della serata per festeggiare il suddetto compleanno, Trattalia e il suo ragazzo che chiameremo Cordula ( per affinità... e un giorno vi dirò cosa significano queste due parole in sardo) hanno deciso di andare a cena in un romantico ristorantino e poi di concedersi un bel film al cinema.
Due giorni prima del compleanno Trattalia parlando con un suo parente che io chiamerei Roccia, ( quindi immaginatene la sensibilità !!!) ha sentito parlare del film Hachiko, Roccia le ha detto che il film era piuttosto commovente. Ora se Roccia trova un film commovente, una persona come me capisce che il film sarà MOLTO MOLTO MA MOLTO TRISTE, se a questo aggiungiamo il fatto che Trattalia non ama particolarmente Richard Gere, la croce rossa enorme sopra il film brillava nella notte, purtroppo Trattalia parlando con il suo amato Cordula, l'ha incuriosito sul film, e siccome il compleanno era il suo: il film da guardare dopo un lauto pasto sarebbe stato HACHIKO.
Risultato?
Cordula ha pianto dall'inizio alla fine del film, ( titoli di coda compresi) la coppia accanto a Trattalia piangeva sommessamente ( anche loro praticamente per tutto il film) e nei momenti in cui i dialoghi lasciavano il posto a dolci musiche si sentivano i singhiozzi sparsi per la sala, alla fine del film, lacrime amare solcavano il volto del compagno di Trattalia ( a dire il vero si è commossa pure lei ma solo alla fine...), le ragazze in sala avevano tutto il trucco che colava, i ragazzi con gli occhi rossi, cercavano di nascondere il proprio dolore, e tutti si abbracciavano, ebrei e musulmani, interisti e juventini, persino un esponente del pdl con uno di rifondazione comunista......

mercoledì 13 gennaio 2010

ELEZIONI

Non voglio parlare delle elezioni regionali, ma dell'incubo in cui sono da un pò di giorni.

Prima di Natale parlavamo con la mia amatissima cugina Stefy ( all'indomani del presunto attentato al premier) di tutti i danni che il gesto del folle avrebbe creato, per quanto mi riguardava il premier era ormai sull'orlo di crisi di nervi, il suo discorso al partito popolare europeo a Berlino era stato delirante, i consensi erano calati, il bavaglio al lodo alfano gli aveva messo paura, e il gelo infinito ( e mai sopito ) con Fini, non aiutavano di certo, quindi ero moderatamente ottimista, pensavo sinceramente che il governo non sarebbe durato a lungo, anche se so benissimo che durante una crisi economica di questa portata l'ultima cosa che serve è l'assenza di un governo stabile, io ho sperato realmente.... poi cè stato "l'attentato" e li mi sono disperata....veramente, o detto bene qui si arriva alla dittatura, quella specie di paramecio che e bersani si è sentito persino di andare a trovarlo in ospedale......... dopo tutto quello che ha detto e fatto sull'opposizione lui è andato a trovarlo... allucinante, come se non bastasse mentre passeggiavamo con Stefy, mi sono trovata davanti un panchetto con le bandiere del popolo della libertà e foto enormi del premier e PERSONE IN FILA PER FIRMARE E SOTTOSCRIVERE COSI' LA PROPRIA SOLIDARIETA' E IL PROPRIO AMORE PER IL PREMIER................... ho temuto di vomitare li sul posto, realmente, mi è venuta una nausea incredibile, improvvisamente era come se l'aria fosse andata via. Orrendo.... abbiamo cercato di rincuorarci a vicenda e abbiamo pensato il governo finisce il mandato tra poco, dopotutto le elezioni sono state nel 2006...e quindi nel 2011 dovrebbero andare a casa.... e invece poi non so come leggendo qualche post in qualche bellissimo blog, non ricordo quale, un lampo mi ha attraversato la testa... si le elezioni ci sono state nel 2006, ma sono quelle in cui ha vinto per uno sputo di voti Prodi.... il governo attuale ha iniziato il mandato nel 2008... quindi significa che a meno che non succeda qualche miracolo, il governo finisce nel 2013..........
lo devo dire ufficialmente: SONO DEPRESSA.

giovedì 7 gennaio 2010

LA CANTANTESSA

In una delle più importanti emittenti locali della Sardegna, cè un programma che si intitola SARDEGNA CANTA, in cui si esibiscono gruppi di ballo sardo, e cantanti ( uomini donne o compagnie corali) sempre e solo di musica sarda, inutile dirvi che non ho praticamente mai visto il programma, ma facendo zapping, e capitato di vederne stralci, il programma è presentato da una bellissima ragazza, di cui non farò il nome, che assomiglia a Caterina Murino.... anche se di fisico è più esile, la ragazza in questione si è sempre limitata a presentare, ma chissà come mai gli è venuto in mente di mettersi anche a cantare..........................................
Ora se cè una cosa che adoro della musica, e proprio questo, non conta quanto sei ricco, quanto sei bello o brutto o di che colore e la tua pelle: o il talento musicale cè oppure semplicemente e meglio che ti dedichi al punto croce.
La suddetta signorina ha pensato bene che avendo molti soldini semplicemente prendendo lezioni di canto sarebbe diventata la nuova Maria Carta. L'ho vista esibirsi ( ovviamente in playback ) in una delle puntate del programma e mi ha fatto paura e non in senso buono.
Tutto questo per raccontarvi del mio incontro ravvicinato con la tipa.
Io ero seduta in macchina, aspettavo il conte che dentro un negozio aquistava non so cosa. si sente arrivare ( nel traffico caotico dell'ora di pranzo) una macchina con la musica a volume molto alto, e una voce che proveniva dall'auto che cantava... oddio cantare e molto lontano da quello che si sentiva arrivare dall'auto, comunque arrivavano dei suoni più o meno umani.... era lei la tipa.... io non lo riconosciuta subito.
Si affianca alla macchina e continua ad emettere suoni a squarciagola come se fosse Whitney Houston e io mi giro a guardarla... ora io non so che faccia dovessi avere ma posso immaginare perchè la tipa si gira vede la mia faccia ( penso allibita ) e zittisce immediatamente ( e fortunatamente per le mie orecchie che iniziavano a fumare) accellera e sparisce.
Ora io non so se abbia proseguito nella sua carriera. Spero di no..... ma pagherei per vedere che razza di faccia avessi in quel momento.....
Morale della favola: i soldi non possono tutto.
E PER FORTUNA

giovedì 31 dicembre 2009

LEGGETE LEGGETE TUTTI E DIFFONDETE

Si lo so siamo tutti presi dalle mega mangiate che stasera ci faremo... e bla bla, ma questo articolo che ho copiato dal blog del SIGNOR P, ( la cruna dell'ago bellissimo blog che ha troppa poca visibilità) merita, perchè se cè una cosa che non mi fa dormire bene la notte è l'indifferenza verso il prossimo, scrivo questo post il 31 DICEMRE apposta, perchè mi piacerebbe non dover più ne leggere ne scrivere post così nell'anno che viene:

mercoledì 30 dicembre 2009
Quel ragazzo senza braccia sul treno dell'indifferenza
Caro direttore, è domenica 27dicembre. Eurostar Bari- Roma. Intorno a me famiglie soddisfatte e stanche dopo i festeggiamenti natalizi, studenti di ritorno alle proprie università, lavoratori un po' tristi di dover abbandonare le proprie città per riprendere il lavoro al nord. Insieme a loro un ragazzo senza braccia.
Sì, senza braccia, con due moncherini fatti di tre dita che spuntano dalle spalle. E' salito sul treno con le sue forze. Posa la borsa a tracolla per terra con enorme sforzo del collo e la spinge con i piedi sotto al sedile. Crolla sulla poltrona. Dietro agli spessi occhiali da miope tutta la sua sofferenza fisica e psichica per un gesto così semplice per gli altri: salire sul treno. Profondi respiri per calmare i battiti del cuore. Avrà massimo trent'anni. Si parte. Poco prima della stazione di (...) passa il controllore. Una ragazza di venticinque anni truccata con molta cura e una divisa inappuntabile. Raggiunto il ragazzo senza braccia gli chiede il biglietto. Questi, articolando le parole con grande difficoltà, riesce a mormorare una frase sconnessa: «No biglietto, no fatto in tempo, handicap, handicap». Con la bocca (il collo si piega innaturalmente, le vene si gonfiano, il volto gli diventa paonazzo) tira fuori dal taschino un mazzetto di soldi, Sono la cifra esatta per fare il biglietto. Il controllore li conta e con tono burocratico dice al ragazzo che non bastano perché fare il biglietto in treno costa, in questo caso, cinquanta euro di più. Il ragazzo farfugliando le dice di non avere altri soldi, di non poter pagare nessun sovrapprezzo, e con la voce incrinata dal pianto per l'umiliazione ripete «handicap, handicap». I passeggeri del vagone, me compreso, seguono la scena trattenendo il respiro, molti con lo sguardo piantato a terra, senza nemmeno il coraggio di guardare. A questo punto, la ragazza diventa più dura e si rivolge al ragazzo con un tono sprezzante, come se si trattasse di un criminale; negli occhi ha uno sguardo accusatorio che sbatte in faccia a quel povero disgraziato. Per difendersi il giovane cerca di scrivere qualcosa per comunicare ciò che non riesce a dire; con la bocca prende la penna dal taschino e cerca di scrivere sul tavolino qualcosa. La ragazza gli prende la penna e lo rimprovera severamente dicendogli che non si scrive sui tavolini del treno. Nel vagone è calato un silenzio gelato. Vorrei intervenire, eppure sono bloccato. La ragazza decide di risolvere la questione in altro modo e in ossequio alla procedura appresa al corso per controllori provetti si dirige a passi decisi in cerca del capotreno. Con la sua uscita di scena i viaggiatori riprendono a respirare, e tutti speriamo che la storia finisca lì: una riprovevole parentesi, una vergogna senza coda, che il controllore lasci perdere e si dedichi a controllare i biglietti al resto del treno. Invece no. Tornano in due. Questa volta però, prima che raggiungano il giovane disabile, dal mio posto blocco controllore e capotreno e sottovoce faccio presente che data la situazione particolare forse è il caso di affrontare la cosa con un po' più di compassione. Al che la ragazza, apparentemente punta nel vivo, con aria acida mi spiega che sta compiendo il suo dovere, che ci sono delle regole da far rispettare, che la responsabilità è sua e io non c'entro niente. Il capotreno interviene e mi chiede qual è il mio problema. Gli riepilogo la situazione. Ascoltata la mia deposizione, il capotreno, anche lui sulla trentina, stabilisce che se il giovane non aveva fatto in tempo a fare il biglietto la colpa era sua e che comunque in stazione ci sono le macchinette self service. Sì, avete capito bene: a suo parere la soluzione giusta sarebbe stata la macchinetta self service. «Ma non ha braccia! Come faceva a usare la macchinetta self service?» chiedo al capotreno che con la sua logica burocratica mi risponde: «C'è l'assistenza». «Certo, sempre pieno di assistenti delle Ferrovie dello Stato accanto alle macchinette self service» ribatto io, e aggiungo che le regole sono valide solo quando fa comodo perché durante l'andata l'Eurostar con prenotazione obbligatoria era pieno zeppo di gente in piedi senza biglietto e il controllore non è nemmeno passato a controllare il biglietti. «E lo sa perché?» ho concluso. «Perché quelle persone le braccia ce l'avevano...». Nel frattempo tutti i passeggeri che seguono l'evolversi della vicenda restano muti. Il capotreno procede oltre e raggiunto il ragazzo ripercorre tutta la procedura, con pari indifferenza, pari imperturbabilità. Con una differenza, probabilmente frutto del suo ruolo di capotreno: la sua decisione sarà esecutiva. Il ragazzo deve scendere dal treno, farsi un biglietto per il successivo treno diretto a Roma e salire su quello. Ma il giovane, saputa questa cosa, con lo sguardo disorientato, sudato per la paura, inizia a scuotere la testae tutto il corpo nel tentativo disperato di spiegarsi; spiegazione espressa con la solita esplicita, evidente parola: handicap. La risposta del capotreno è pronta: «Voi (voi chi?) pensate che siamo razzisti, ma noi qui non discriminiamo nessuno, noi facciamo soltanto il nostro lavoro, anzi, siamo il contrario del razzismo!». E detto questo, su consiglio della ragazza controllore, si procede alla fase B: la polizia ferroviaria. Siamo arrivati alla stazione di (...). Sul treno salgono due agenti. Due signori tranquilli di mezza età. Nessuna aggressività nell'espressione del viso o nell'incedere. Devono essere abituati a casi di passeggeri senza biglietto che non vogliono pagare. Si dirigono verso il giovane disabile e come lo vedono uno di loro alza le mani al cielo e ad alta voce esclama: «Ah, questi, con questi non ci puoi fare nulla altrimenti succede un casino! Questi hanno sempre ragione, questi non li puoi toccare». Dopodiché si consultano con il capotreno e la ragazza controllore e viene deciso che il ragazzo scenderà dal treno, un terzo controllore prenderà i soldi del disabile e gli farà il biglietto per il treno successivo, per senza posto assicurato: si dovrà sedere nel vagone ristorante. Il giovane disabile, totalmente in balia degli eventi, ormai non tenta più di parlare, ma probabilmente capisce che gli sarà consentito proseguire il viaggio nel vagone ristorante e allora sollevato, con l'impeto di chi è scampato a un pericolo, di chi vede svanire la minaccia, si piega in avanti e bacia la mano del capotreno. Epilogo della storia. Fatto scendere il disabile dal treno, prima che la polizia abbandoni il vagone, la ragazza controllore chiede ai poliziotti di annotarsi le mie generalità. Meravigliato, le chiedo per quale motivo. «Perché mi hai offesa». «Ti ho forse detto parolacce?Ti ho impedito di fare il tuo lavoro?» le domando sempre più incredulo. Risposta: «Mi hai detto che sono maleducata». Mi alzo e prendo la patente. Mentre un poliziotto si annota i miei dati su un foglio chiedo alla ragazza di dirmi il suo nome per sapere con chi ho avuto il piacere di interloquire. Lei, dopo un attimo di disorientamento, con tono soddisfatto, mi risponde che non è tenuta a dare i propri dati e mi dice che se voglio posso annotarmi il numero del treno. Allora chiedo un riferimento ai poliziotti e anche loro si rifiutano e mi consigliano di segnarmi semplicemente: Polizia ferroviaria di (. . .). Avrei naturalmente voluto dire molte cose, ma la signora seduta accanto a me mi sussurra di non dire niente, e io decido di seguire il consiglio rimettendomi a sedere. Poliziotti e controllori abbandonano il vagone e il treno riparte. Le parole della mia vicina di posto sono state le uniche parole di solidarietà che ho sentito in tutta questa brutta storia. Per il resto, sono rimasti tutti fermi, in silenzio, a osservare.
L'autore è scrittore ed editore

Shulim Vogelmann, La Repubblica, 30 dicembre 2009